Mulattiera delle Creste

Mulattiera delle Creste

Scarpe sportive Facile

INFORMAZIONI UTILI

Parcheggio: Ristorante “La Casera”

Lunghezza del percorso: 5,6 km

Dislivello: 416 m

Durata: mezza giornata

Stagione: tutte

Ci si trova in un ambiente naturale che esige rispetto:

  • Divieto di raccolta di fiori
  • Divieto di balneazione
  • No agli schiamazzi
  • Divieto di accensione fuochi
  • Non lasciare in giro rifiuti, ma gettali negli appositi spazi (anche i mozziconi di sigarette, i fazzolettini, le mascherine e il rifiuto umido)
  • I minori devono essere accompagnati
  • I cani devono essere tenuti al guinzaglio e le loro deiezioni raccolte
  • Non uscire dal sentiero
  • Non disturbare la fauna locale

Si suggerisce di informarsi tramite il sito dell’ARPAV su eventuali perturbazioni prima di intraprendere il percorso.

La Mulattiera delle Creste inizia dall’ampio parcheggio del ristorante “La Casera” (q.1399), dove è possibile contemplare un panorama davvero grandioso.

Si risale il pendio, sulla destra l’acquedotto, e si continua fino a quota 1545 dove vi era il vecchio skilift (Faverghèra 2, qualche resto). Si scende leggermente verso la casera (vecchia Malga Faverghèra con possibilità di ristoro). Sulla destra percorso in leggera salita al balcone panoramico Faverghèra Dolomiti UNESCO (q.1550). Qualche metro prima, invece, si intravede una piccola grotta, chiamata la Giazèra di Faverghèra (q.1540), ovvero un vecchio deposito di derivati dai latticini.

Poco dopo alcuni metri c’è l’entrata al Giardino Botanico delle Prealpi Orientali “Francesco Caldart”. Salire lungo la mulattiera fino all’arrivo della seggiovia e passare vicino all’ex rifugio Brigata Alpina Cadore.

Dopo una leggera discesa si vede sulla sinistra la stazione meteo ARPAV.

Continuando a destra, e attraversando la pista di sci Brigata Cadore, si giunge al Rifugio Angelo Bristòt.

La mulattiera prosegue in direzione sud, sulla destra si ammira la grande fossa denominata “Busa de Canp”, fino all’incrocio con il sentiero che risale la Busa. Si prosegue fino ad una vecchia e piccola sorgente distrutta nella costruzione della strada e verso nord si nota una seconda grande fossa denominata “Coro Pìciol”, mentre sulla destra “al Palonét”, un rilievo che divide due grandi “circhi glaciali”.

Si passa sotto il Col dei Gai, la vista sulla destra del Coro Grande o Fossa Grande, fino alla forcelletta e poi ultima rampa fino al Col Visentìn (q.1763) oppure seguire la strada per concludere con un giro ad anello. 

Un panorama in grado di commuovere il cuore anche del più sofisticato alpinista

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