Maestosa ed imponente domina la piazza di uno dei Borghi più Belli d'Italia.

La chiesa si erge maestosa nella Piazza centrale di Mel e fu costruita tra il 1756 ed il 1768 su progetto dell’architetto feltrino Filippo Rossi. La costruzione di stile neoclassico presenta un’importante gradinata in pietra di Castellavazzo.

Il vecchio campanile fu distrutto da un fulmine il 17 aprile 1756 e sul portale è dipinta la scritta “DOM tacta fulmine turri templum vetustate sui et aliena ruina labefactum vicani pie concordes stipe conlata restituerunt anno a partu virginis MDCCLXVIII” (“a Dio Ottimo Massimo dopo che il campanile fu colpito da un fulmine, gli abitanti concordi, raccolte pietose offerte, ricostruirono la Chiesa distrutta per la vetustà e per la rovina di un’altra costruzione nell’anno del Signore 1768”).

L’interno si presenta a navata unica, con lesene lungo le pareti ed un soffitto a volta nelle cui lunette si trovano le finestre. La navata è divisa dal presbiterio con volta a crociera attraverso delle balaustre in marmo e nella parte alta sono dipinti, entro cornici esagonali di stucco, i 4 profeti maggiori, ovvero Isaia, Geremia, Daniele ed Ezechiele. Si tratta di un’opera del pittore Giovanni De Min che visse tra 1786 e il 1859. Nella volta spicca la sua opera di maggiori dimensioni, ovvero l’affresco del 1851, che rappresenta l’incoronazione della Vergine. Dello stesso autore sono anche i dipinti delle pareti del coro e del catino dell’abside, ovvero la tela della crocifissione, a destra e del passaggio del Mar Rosso a sinistra, nonché l’affresco che rappresenta la fuga in Egitto. Sopra il portale d’ingresso vi è un olio su tela che rappresenta la Natività attribuito al pittore ferrarese contemporaneo, Lino Dinetto; dello stesso autore sono i 4 evangelisti affrescati nella volta a crociera dell’abside.

Lungo i lati si trovano 6 altari marmorei a due a due uguali per forma, dimensioni e marmo utilizzato. I sei altari sono dedicati, partendo dall’ingresso a destra, alla Crocifissione e Santissima Trinità, alla Beata Vergine del Carmine con al centro un olio su tela attribuito al pittore Francesco Frigimelica, alla Sacra Famiglia, con una pala di Luigi Cima, pittore Zumellese attivo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento; passando poi sul lato sinistro, a partire dall’ingresso, si trova l’altare di San Giovanni Battista con pala attribuita a Cesare Vecellio nipote del Tiziano, l’altare della Beata Vergine del Rosario, con dipinto attribuito a Fabrizio Vecellio, fratello di Cesare, l’altare della Beata Vergine delle Grazie con dipinto attribuito a Giovanni da Mel, fratello di Marco, autore degli Affreschi della Sala del Municipio.

L’altare maggiore è in marmo e di particolare rilievo sono due statue, attribuite allo scultore Giovanni Marchiori della scuola di Andrea Brustolon, che rappresentano l’Annunciazione. La pala, un olio su tela di incerta datazione, raffigura S. Andrea tra i Santi Rocco e Sebastiano. L’attribuzione è anch’essa incerta, taluni studiosi la assegnano allo Schiavone, altri a Girolamo Denti, collaboratore del Tiziano, mentre altri la vorrebbero del Tiziano stesso.