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Nello Specchio di Ildegarda

17 Dicembre 2023 @ 0:00

Prima donna musicista in Occidente, Hildegard von Bingen (Bermersheim vor der Höhe 1098-Bingen am Rhein 1179) è autrice di un nuovo repertorio musico- liturgico, certamente ad uso della Comunità da Lei presieduta, sviluppato come antifone, responsori, inni, sequenze, forme già del canto gregoriano; ma il titolo della raccolta, Symphonia harmoniae caelestium revelationum, pare indicare che tali brani sono intimamente legati all’armonizzazione della creatura umana nella sua totalità, traendo dal canto sacro e dalla ritualità che su di esso si incentra utile nutrimento per la vita dell’anima e del corpo.

Lo stile compositivo di questa donna eccelsa, intriso di vibrante sacralità, risponde alle voci, alle parole e ai suoni diversi che accompagnano le sue visioni fin da giovane età: una modalità, quella della visione, che è fulcro delle sue stesse opere, in particolare teologiche.

Vissuta in monastero dall’età di otto anni (prima a Disibodenberg poi a Rupertsberg), ottiene il diritto di accedere di prima mano ai testi sacri, acquisendo in tal modo la capacità di entrare nel merito delle figure della fede.

Maria, il Figlio e i Santi, il Padre, lo Spirito Paraclito, Ecclesia, Sapienza e Prescienza, sono alcune delle figure oggetto di narrazione e contemplazione, in un’esperienza frequenziale che eleva la persona e la comunità. Il canto, come si può evincere da numerosi passaggi dei suoi scritti, ammetteva il sostegno di strumenti medievali a corda, a fiato, a percussione, che lei medesima nomina con precisione terminologica ma anche in chiave simbolica, imprescindibili mezzi del salmodiare e del lodare.

Questa pratica musico-liturgica a tutto pieno, istitutiva del canto monastico in cui testo e suono si complementano in armonico reciproco rimando, risponde egualmente agli attributi mistico, musicale, terapeutico.

È mistico per il modo in cui Ildegarda riceve contenuti e forme tramite la visione; è musicale perché acconsente pienamente al principio ildegardiano dell’anima sinfoniale che, in quanto tale, ha un bisogno imprescindibile, per la vita e la salute anche del corpo, del canto e del suono degli strumenti; è terapeutico perché accompagna la creatura umana nel suo percorso d’esistenza, riequilibrando e sanando.

La musica è, infatti, memoria dello spazio-tempo divino da cui si proviene e a cui si ritorna.

Al suo interno la danza in cerchio, benché non direttamente documentata dalle fonti ildegardiane, rientra come insieme di gesti euritmici anch’essi esprimenti armonia e bellezza.

Dal corpus delle lettere si evince infatti che Ildegarda e le consorelle, in circostante di particolare solennità, si vestivano e ornavano con molto decoro perché l’incontro con lo Sposo celeste avvenisse nel maggior grado di dignità; in queste occasioni la danza in cerchio poteva essere praticata come ulteriore espressione di quella amorevole condivisione di cui le biografie di Ildegarda riferiscono come cifra dell’ambiente monacale da lei stessa sapientemente creato.

La visione accolta, il gesto ispirato, la parola rivelata, il suono nelle sue più diverse forme e colori si manifestano dunque a questa donna eccelsa per svelare, allora come a noi oggi, la bellezza di un cammino di vita percorso in pienezza, una vita che riflette la potenza originaria di cui disponiamo come creature insufflate dal divino.

Fonti: Symphonia harmoniae caelestium revelationum (canti); Scivias (letture); Scivias Codex (tavole miniate) su gentile concessione Abtei St. Hildegard, Eibingen.

Ingresso libero offerta consapevole

La via al Santuario. Itinerario musicale. poetico e di conoscenza.

Visione, Ascolto, Lettura, Danza Circulus Stellarum – InUnum ensemble con la partecipazione di Mara Zanette, iconografa

Dettagli

Data:
17 Dicembre 2023
Ora:
0:00
Tag Evento:

Organizzatore

Prima donna musicista in Occidente, Hildegard von Bingen (Bermersheim vor der Höhe 1098-Bingen am Rhein 1179) è autrice di un nuovo repertorio musico- liturgico, certamente ad uso della Comunità da Lei presieduta, sviluppato come antifone, responsori, inni, sequenze, forme già del canto gregoriano; ma il titolo della raccolta, Symphonia harmoniae caelestium revelationum, pare indicare che tali brani sono intimamente legati all’armonizzazione della creatura umana nella sua totalità, traendo dal canto sacro e dalla ritualità che su di esso si incentra utile nutrimento per la vita dell’anima e del corpo.

Lo stile compositivo di questa donna eccelsa, intriso di vibrante sacralità, risponde alle voci, alle parole e ai suoni diversi che accompagnano le sue visioni fin da giovane età: una modalità, quella della visione, che è fulcro delle sue stesse opere, in particolare teologiche.

Vissuta in monastero dall’età di otto anni (prima a Disibodenberg poi a Rupertsberg), ottiene il diritto di accedere di prima mano ai testi sacri, acquisendo in tal modo la capacità di entrare nel merito delle figure della fede.

Maria, il Figlio e i Santi, il Padre, lo Spirito Paraclito, Ecclesia, Sapienza e Prescienza, sono alcune delle figure oggetto di narrazione e contemplazione, in un’esperienza frequenziale che eleva la persona e la comunità. Il canto, come si può evincere da numerosi passaggi dei suoi scritti, ammetteva il sostegno di strumenti medievali a corda, a fiato, a percussione, che lei medesima nomina con precisione terminologica ma anche in chiave simbolica, imprescindibili mezzi del salmodiare e del lodare.

Questa pratica musico-liturgica a tutto pieno, istitutiva del canto monastico in cui testo e suono si complementano in armonico reciproco rimando, risponde egualmente agli attributi mistico, musicale, terapeutico.

È mistico per il modo in cui Ildegarda riceve contenuti e forme tramite la visione; è musicale perché acconsente pienamente al principio ildegardiano dell’anima sinfoniale che, in quanto tale, ha un bisogno imprescindibile, per la vita e la salute anche del corpo, del canto e del suono degli strumenti; è terapeutico perché accompagna la creatura umana nel suo percorso d’esistenza, riequilibrando e sanando.

La musica è, infatti, memoria dello spazio-tempo divino da cui si proviene e a cui si ritorna.

Al suo interno la danza in cerchio, benché non direttamente documentata dalle fonti ildegardiane, rientra come insieme di gesti euritmici anch’essi esprimenti armonia e bellezza.

Dal corpus delle lettere si evince infatti che Ildegarda e le consorelle, in circostante di particolare solennità, si vestivano e ornavano con molto decoro perché l’incontro con lo Sposo celeste avvenisse nel maggior grado di dignità; in queste occasioni la danza in cerchio poteva essere praticata come ulteriore espressione di quella amorevole condivisione di cui le biografie di Ildegarda riferiscono come cifra dell’ambiente monacale da lei stessa sapientemente creato.

La visione accolta, il gesto ispirato, la parola rivelata, il suono nelle sue più diverse forme e colori si manifestano dunque a questa donna eccelsa per svelare, allora come a noi oggi, la bellezza di un cammino di vita percorso in pienezza, una vita che riflette la potenza originaria di cui disponiamo come creature insufflate dal divino.

Fonti: Symphonia harmoniae caelestium revelationum (canti); Scivias (letture); Scivias Codex (tavole miniate) su gentile concessione Abtei St. Hildegard, Eibingen.

Ingresso libero offerta consapevole

La via al Santuario. Itinerario musicale. poetico e di conoscenza.

Visione, Ascolto, Lettura, Danza Circulus Stellarum – InUnum ensemble con la partecipazione di Mara Zanette, iconografa

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Data:
17 Dicembre 2023
Ora:
0:00
Tag Evento:

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