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Fuoco sull'Ortigara, presentazione del libro sabato 14 ottobre a Belluno

il: 14 Ottobre 2017
a: Belluno
questo evento si svolge nei giorni segnati:

"Fuoco sull'Ortigara"

Luca Girotto presenta sabato 14 ottobre 2017 alle 18:30 il suo ultimo libro. Con Daniele Trabucco e Francesco Demattè confronto su come raccontare la Grande Guerra ai giovani.
 
Come parlare di grande guerra ai giovani?

Sabato 14 ottobre alle 14.30 presso Albergo Cappello in via Ricci a Belluno, Libreria Campedel e Quaderni Bellunesi lo chiederanno a Luca Girotto, una tra le voce di riferimento in Italia per la Grande Guerra. L’occasione è data dall’uscita del suo ultimo libro “Fuoco sull’Ortigara!” con cui l’autore ha svelato aspetti quasi totalmente dimenticati della celebre battaglia del giugno 1917.
Partendo proprio dal volume, con la proiezione di alcune spettacolari immagini e il racconto delle vicende presentate nel libro, Girotto parlerà anche di come raccontare la grande guerra ai più giovani. A confrontarsi con lui ci saranno Daniele Trabucco, Professore di Diritto Costituzionale presso l’Università di Padova, e il Preside della Scuola Media Ricci Prof. Francesco Demattè. Gli interventi saranno frammezzati da una lettura significativa sul tema dell’attrice Diletta Dazzi.
L’incontro è aperto al pubblico.

Per info: info@edizionidbs.it; Libreria Campedel tel. 0437.943153
 
IL LIBRO Fuoco sull’Ortigara

A cento anni di distanza   Monte Ortigara ha legato  il suo nome all’epopea bellica che nel giugno del 1917 ne fece “il Calvario degli Alpini”. Parimenti nell’Austria degli Asburgo la montagna è da allora  assurta a simbolo imperituro della volontà di resistenza delle migliori truppe imperiali. Della battaglia che cent’anni orsono ne insanguinò per diciannove giorni le brulle pietraie quasi tutti gli aspetti militarmente rilevanti sono ormai stati analizzati ed ampiamente documentati. Ma la partecipazione di truppe francesi, appartenenti alla specialità dell’artiglieria ferroviaria pesante (A.L.V.F.) con armamento ed equipaggiamento propri, è passata quasi completamente inosservata. Le ragioni sono probabilmente da ricercarsi in due direzioni: nell’esito assolutamente disastroso che quello scontro in alta montagna ebbe per il regio esercito e nella modesta rilevanza della partecipazione delle armi francesi alla battaglia, tanto in relazione al ruolo ad esse affidato quanto in riferimento ai risultati ottenuti. I mezzi messi a disposizione dell’esercito italiano dalla repubblica d’oltralpe furono veramente impressionanti, almeno per mole se non per quantità: otto giganteschi cannoni da 32 cm a lunga gittata (oltre 20 km) montati su affusto ferroviario e sei treni armati con altrettanti pezzi da 19 cm, che presero posizione nella pedemontana vicentina presso Piovene-Rocchette ed in Valsugana a Grigno; ed una intera squadriglia di aerei e piloti da ricognizione, basata all’aeroporto di Villaverla (VI).
Per 15 giorni il fuoco d’interdizione di queste armi martellò le retrovie logistiche, le rotabili e le batterie austroungariche in Altopiano, dalla Val d’Assa a Monte Chiesa, ed in Valsugana. Il silenzioso rientro dei convogli in Francia ai primi di luglio del 1917, a battaglia ormai mestamente spentasi, lasciò nelle comunità della valle del Brenta solo un vago ricordo collegato ai “ Mòri dei canòni”, ossia a quegli artiglieri di colore, provenienti dai territori coloniali francesi, che docilmente si erano prestati a sostenere lo sforzo bellico della 6ª Armata italiana nella più insensata delle battaglie condotte in montagna tra 1915 e 1918 sul fronte italo-austriaco.

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